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[Carta] Il gioco dell'oblio

di Lorenzo Guadagnucci

19 novembre 2004

Il 20 luglio 2001 e il 27 gennaio 2005 sono separati da tre anni, sei mesi e sette giorni. La prima data segna l'inaugurazione, diciamo così, di una sorta di "ufficio matricola penitenziario" allestito in una caserma diventata famosa, quella di Bolzaneto, alla periferia di Genova. La seconda è la data indicata dal giudice Maurizio De Matteis per l'avvio dell'udienza preliminare, primo atto di un procedimento giudiziario che coinvolge 47 persone - fra agenti penitenziari, poliziotti, carabinieri e personale medico - per reati che dovremo tenere a mente: abuso d'ufficio, lesioni, percosse, ingiurie, violenza privata, abuso d'autorità, minacce, falso, omissione di referto, favoreggiamento personale. Bene che vada, l'udienza preliminare durerà un paio di mesi, forse tre, come sta accadendo per la Diaz (le udienze sono ancora in corso, e si è cominciato a fine giugno). Se il giudice ordinerà il processo, saremo già a ridosso dell'estate che segnerà il quarto "anniversario" del G8 genovese.
Chi reclama giustizia, dopo tanto tempo, sarà ai limiti dello sfinimento e della sfiducia; gli imputati penseranno che la prescrizione dei reati, più che un'eventualità, potrebbe rivelarsi una strategia processuale; lo Stato, infine, comunque vada avrà perso un'occasione per mostrare a tutti che un paese democratico si schiera sempre dalla parte dei diritti dei cittadini. Avrà perso quest'occasione perché il 27 gennaio 2005 i 47 imputati arriveranno in tribunale con i loro gradi, ruoli e carriere, per niente compromessi da quei giorni infami. Per Bolzaneto si ripeterà così lo stesso scenario che da mesi vediamo in aula nel processo Diaz: tutti a reclamarsi innocenti, a scaricare su altri le responsabilità degli abusi, a confidare nelle protezioni dall'alto e a sperare nell'incapacità dei magistrati di farsi largo nelle melme delle ricostruzioni ufficiali e degli organigrammi confusi o nascosti. La scelta compiuta ai piani alti della polizia sembra una via senza ritorno: in tribunale - hanno deciso a Roma - si va alla prova di forza. Non si fanno concessioni né autocritiche; la condotta tenuta a Genova è rivendicata come legittima e corretta. Toccherà ai pubblici ministeri e ai giudici, se ne saranno capaci, mettere in discussione questi assiomi. L'idea di mettersi al servizio della magistratura per accertare ogni responsabilità continua a non avere diritto di cittadinanza. Poiché i fatti essenziali sono noti a tutti e indiscutibili - almeno per Diaz e Bolzaneto - i vertici delle forze dell'ordine si comportano quindi come un pokerista che "va a vedere" pur sapendo di avere un "gioco" modesto in mano.
In queste condizioni il 27 gennaio partirà il procedimento su Bolzaneto e sarà una strada in salita. A quattro anni dai fatti, si potrà giocare anche la carta dell'oblio. Nel 2005 chi rammenterà più i racconti di decine di persone sulle violenze, gli atti di sadismo, le minacce, gli insulti, i maltrattamenti subiti? Per non finire nella trappola della rassegnazione per stanchezza, dovremo fare uno sforzo e tenere a mente i capi d'imputazione, dovremo rammentare anche il passo dell'ordinanza dei pm in cui si contesta al medico Giacomo Toccafondi niente meno che la violazione della Convenzione internazionale sui diritti umani, e dovremo rileggerci un documento banale come la raccolta delle denunce di 82 persone passate per la "cura Bolzaneto". Si trova a questo indirizzo - www.veritagiustizia.it/docs/bolzaneto_pett.pdf - ed è un pezzo illuminante della storia recente d'Italia. Comincia così: "Percosso con un forte pugno allo stomaco; percosso al passaggio in corridoio con pugni, schiaffi e calci; ingiuriato col ritornello 'Uno, due, tre viva Pinochet'; costretto con violenza e minaccia a dire 'Che Guevara figlio di puttana'; insultato - con epiteti quali zecca, figlio di puttana, stronzo, comunista di merda, bombarolo di merda, devi morire lurido comunista - mentre gli sbattevano la testa contro il muro ".